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Venditori col trucco

La vecchia massima filosofica “L’uomo è ciò che mangia” si è trasformata da tempo nella più frivola “l’uomo è ciò che compra”, in un sistema che ci porta a spendere soldi che non abbiamo, per comprare cose che non ci servono per fare impressione su persone delle quali in realtà non ci importa nulla. La diffusione di Internet e il boom dei viaggi low cost che ha abituato all’acquisto on line, con il moltiplicatore dei portafogli svuotati dalla crisi e della conseguente ricerca di occasioni hanno fatto il resto, in tutti i campi. Negli ultimi anni, prima di decidersi a entrare in un negozio o un’agenzia e pagare il sogno del momento a prezzo intero si cercano tutte le possibili alternative: rinunciare a definirsi attraverso i consumi, una volta che ci si è abituati, è difficile.

Senza voler entrare nel merito dei rischi psicologici di questa involuzione sociale, vale la pena di parlare di quelli che su questo sistema ci campano. Perché, come tutti i terreni inesplorati, anche quello dei canali di vendita alternativi è pieno di possibilità, ma ancor più pieno di trappole, visto che i furbetti sono riusciti a infiltrare questo canale di vendita, organizzandosi bene e costruendo un solido sistema di scappatoie contrattuali atto ad aggirare i diritti dell’acquirente. “Occasioni uniche” offerte da compagnie telefoniche, palestre e gruppi d’acquisto e che poi non corrispondono a quanto ci si aspettava, ma a volte a anche vere e proprie truffe: sono molte le insidie possibili sul sentiero del consumatore. Naturalmente esistono anche dei modi per difendersi, in caso di problemi: per esempio, ci si può rivolgere a una delle 18 associazioni dei consumatori riconosciute a livello nazionale per le conciliazioni paritetiche.
“Le associazioni consumatori si occupano di tutti i problemi riguardanti l’acquisto di beni e servizi” dice Sergio Taurino, presidente regionale dell’ADOC Veneto “dall’energia alla telefonia, passando per abbigliamento, viaggi e tempo libero”. Un’associazione consumatori può aiutare l’acquirente ogni volta che questo si trova a tirare fuori il portafoglio. Purtroppo, non sono realtà molto conosciute: quando non si parla di una cifra significativa, il consumatore preferisce pagare senza battere ciglio e sperare che vada bene, anche in presenza di truffe più o meno evidenti. Eppure basterebbe pochissimo per imparare a conoscere i propri diritti, che spesso vengono volutamente nascosti.
I trucchi sono ogni giorno più elaborati, e le associazioni dei consumatori devono aggiornarsi costantemente:  come nella medicina, si lotta contro il tempo per sconfiggere il virus prima della mutazione. “Internet fornisce ai furfanti delle scappatoie che prima non esistevano. Non ci sono più persone fisiche, ci troviamo davanti a muri di gomma che proteggono i responsabili delle truffe. Le leggi italiane possono non essere riconosciute in un’altra nazione, molti siti sono aperti in paesi stranieri ma possono essere utilizzati in Italia e permettono di portare a termine dei veri e propri furti contro i quali è difficile intervenire.”

La rete ha dato il via a modalità di vendita prima sconosciute, con una velocità di metamorfosi impressionante: fra le più recenti, i gruppi d’acquisto, ora molto di moda. Si sta cercando di premere affinché la legislazione italiana si adegui a queste nuove forme e tuteli le parti coinvolte. “Vorremmo capire se a livello europeo e a livello nazionale con l’Agcom si possano attuare dei sistemi di difesa – prosegue Taurino -  Ormai la comunicazione vive attraverso il Web, le televendite stanno cominciando a diradarsi, per non parlare del porta a porta. Si sta studiando la legge 206, il codice del consumo, per adeguarlo a Internet e ingabbiare i truffatori un po’ meno raffinati. Quelli raffinatissimi oggi come oggi sono imprendibili, spariscono nel nulla. Le aziende hanno sede alle Seychelles e anche se ci sono dei segugi come Moreno Morello che vanno a pescare le sedi legali in giro per il mondo è molto difficile tutelare il consumatore. Il conto corrente di riferimento di solito è da tutt’altra parte, e loro campano su leggi esistenti nei vari paesi per non rimborsare gli utenti.”
Non è detto che in Internet si trovino solo frodi, ovviamente. Ci sono i gruppi d’acquisto dove spesso ci si riesce ad accaparrare l’oggetto del desiderio di turno a una cifra irrisoria, gli stessi gruppi di acquisto solidale (G.A.S.) si organizzano in rete. I possibili problemi stanno, spesso, nelle modalità di mediazione e nelle falle legislative che consentono ai furbi di farla franca. “Ci sono aziende serie che tengono il prezzo al di sotto di quello di mercato e poi inviano regolarmente l’oggetto. Altre aziende, invece, hanno una potenzialità ridotta e non hanno le infrastrutture necessarie per mantenere le promesse. Loro sono dei mediatori, non dei venditori. Prendono solo una provvigione, lavorano su commissione. Il codice del consumo, però, può appellarsi solo al venditore o al produttore. Il venditore mette a disposizione, per esempio, 10 telefonini. Può capitare che il mediatore stipuli 90 contratti. Il venditore non è tenuto a fornirgli più dei dieci telefoni promessi. A quel punto loro cercano di rimediare trovandoli presso un’altra azienda, ma solitamente non ci riescono. Così si appellano ai cavilli: non mi hai mandato la lettera di conferma, non mi hai mandato il codice IBAN in tempo e via dicendo. All’assistenza clienti fanno ostruzionismo e non si fanno trovare”.
Non c’è solo Internet. Sopravvive ancora il porta a porta. “Esiste il diritto di recesso, naturalmente. Ieri è arrivata una signora che aveva firmato per avere una tessera gratuita per l’acquisto di pentole. Poi il marito è tornato a casa e ha letto bene il contratto: avrebbe dovuto spendere 3250 euro a rate presso quell’azienda. Naturalmente l’impiegato si era ben guardato dallo spiegarlo alla signora e se lei non avesse letto il contratto e non avesse esercitato il diritto di recesso entro dieci giorni sarebbe stata obbligata a pagare.”
Diverso è il discorso per quanto riguarda l’energia, con società di consulenza – in realtà procacciatori di contratti – che bussano ad ogni porta. In questi casi, il rischio per il consumatore è dato dalle possibili sorprese in bolletta, che nascono dalla difficoltà di trarre dalle informazioni ricevute e dalla lettura del contratto un chiaro quadro delle conseguenze. “Ora c’è il mercato libero, tra virgolette, visto che poi in realtà le tariffe differiscono di poco. Si conta soprattutto sul fatto che il consumatore non conosca il proprio profilo di utente. La tariffa bioraria dell’Enel, per esempio, è conveniente per chi fa la lavatrice alla sera e nei festivi, ma se poi la fa alle dieci del mattino paga il triplo. L’energia di notte al gestore costa meno, quindi la vende a meno, ma deve essere il consumatore a modificare eventualmente le proprie abitudini per rendere la tariffa conveniente.”
Ci sono comunque delle norme base che ogni acquirente dovrebbe seguire per tutelarsi da sorprese generate dalla scarsa trasparenza o dalla sua disinformazione: regole auree, non firmare un documento senza averlo letto bene, non diffondere i propri dati sensibili quando si viene contattati per telefono. “Il contratto cartaceo può arrivare dopo dieci giorni, quando non esiste più il diritto di recesso. Si può non firmare, naturalmente, ma molti non lo sanno, oppure si sentono in obbligo. Le associazioni consumatori, ad esempio, organizzano dei corsi informativi gratuiti per rendere gli acquirenti più consapevoli dei propri diritti: in effetti il più delle volte non servirebbe un intervento esterno per esercitarli, è sufficiente che il consumatore sia preparato”.

Anna Cortelazzo

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